Rewiews – Human Key

BENZOWORLD

REVIEWER: Stefano Luoni
RATE: 75/100
Primo full length album per gli Ancient Dome, thrash metal band del varesotto che dopo la pubblicazione di un interessante promo di quattro tracce la scorsa estate, si è prontamente accasata alla sempre più attiva Punishment 18 Records. Le impressioni positive suscitate da ‘Promo 2008’ riguardavano in primo luogo una buona maturità compositiva e una discreta varietà di soluzioni che, anche se inquadrate in un ambito prettamente old school, rendevano il quartetto di Saronno abbastanza avvincente da sollevarsi dalla mediocrità e di godere di luce propria. Fortunatamente, l’ascolto di ‘Human Key’ conferma tutte queste sensazioni, grazie anche ad una produzione che introduce in maniera eccellente alla musica dei nostri e non ha nulla da invidiare alla gran parte delle pubblicazioni nord europee. Il disco si articola in undici tracce e, cosa abbastanza tipica per un esordio, denota una certa eterogeneità compositiva, evidentemente legata ad un processo di scrittura distribuito in periodi diversi di un lungo arco di tempo. Troviamo così canzoni grezze e marcatamente old school come ‘Ancient Dome’ e ‘Total Command’ (il break ricorda molto ‘The Four Horsemen’) che, poste rispettivamente come apertura e chiusura della tracklist, fanno idealmente da cornice all’album, inquadrando tuttavia anche diverse composizioni dal sapore ben più complesso e oscuro, con influenze che si spingono verso gli anni 90. È il caso di brani come ‘Lost Creature’ e ‘Architect of Dreams’, a mio parere i più riusciti del lotto, in cui gli Ancient Dome raggiungono livelli molto convincenti e rielaborano in maniera compatta e personale il sound dei vari Metallica, Megadeth, Death e via dicendo. In altri casi invece il thrash bay area va a mescolarsi con elementi più classici, power (‘Human Key’) e hard rock americano (‘Cold September’), garantendo qualche variazione in più ed evidenziando che lo stile della band non è poi così chiuso su se stesso, nonostante la rigorosa professione d’intenti della traccia di apertura, da cui bisogna stare attenti a non essere fuorviati. In definitiva un debutto più che positivo che, a parte un paio di episodi meno riusciti, si mantiene su buonissimi livelli e lascia anche spazio a ulteriori miglioramenti futuri. Per gli amanti del thrash sarà una piacevole sorpresa.

 


 

COMOMETAL

REVIEWER: Il Barbarossa
RATE: 7,5/10

Dopo l’appetibile promo, recensito mesi fa, ecco finalmente il full lenght dei thrashers saronnesi Ancient Dome, accasatisi presso l’italiana Punishment 18 Records, che si spera, potrà dare loro una buona distribuzione e concrete possibilità di ampliare il raggio del loro mercato.
Se le premesse erano buone, a conti fatti non possiamo che fare i complimenti a Paul e ai suoi compagni dell’Antica Dimora per aver dato luce ad un lavoro interessante, ben suonato e con pezzi dotati di un buon tiro.
Avendo ascoltato e recensito anche i lavori precedenti della band, non posso che denotare, cosa che avevo già scritto riguardo il loro ultimo promo, la decisa maturazione a livello di songwriting che la band ha raggiunto con questo lavoro. Certo le influenze e il giusto tributo nei confronti di bands storiche come Metallica, Megadeth e Testament si sentono, ma ora i pezzi si fanno più elaborati e strutturati con un sound più solido e personale, un fattore che porterà gli Ancient Dome ad avere un buon seguito e togliersi parecchie soddisfazioni, se percorreranno la giusta strada.
Il pezzo forte del cd è la “The Human Key Saga”, un concept delineato in cinque atti, che vede proprio nella titletrack un ottimo pezzo variegato con alternanze tra sfuriate thrash e pezzi più lenti ed atmosferici. Anche “Architect of Dreams” è sicuramente da tenere in considerazione, con i continui richiami al metal più tecnico (un nome su tutti: Chuck Schuldiner, il suo fantasma aleggia qua e la tra i passaggi chitarristici di Paul), senza però tralasciare potenza e melodia. Melodia che è davvero accentuata nella power ballad “Cold September”, che sembra riportarci ai tempi di Youthanasia. Tra l’altro come special guest alla voce troviamo Cesare Zanotti dei Rad1. Un pezzo molto catchy e dal giusto appeal melodico che troverà molti consensi.
Non si preoccupino i die hard fans della band, i pezzi tirati che hanno sempre contraddistinto gli Ancient Dome ci sono, eccome: l’autocelebrativa opener che da il nome alla band, “State of Regression”, “Tyrants” o la finale “Total Command” sono cavalcate che sanno di Bay Area Sound nudo e crudo e senza compromessi.
Purtroppo il cd in questione non è esente da difetti, e se mi trovo a lodare la buona manifattura dei pezzi, non posso fare altrettanto per la produzione che penalizza il buon lavoro svolto dagli Ancient Dome. Alcune pecche grossolane come i finali sfumati in alcuni pezzi o una scarsa incisività nei cori abbassano la media a “Human Key”. Peccato, anche se dettagli come questi sono facilmente perdonabili ad una band che presenta il suo disco d’esordio. Tempo per aggiustare ed imparare le malizie del caso ci sarà certo, per ora comunque pollice alzato per il debut dell’Antica Dimora.

 


 

GREEK REBELS

REVIEWER: Elias Maroglou
RATE: 5/10

(tentativo di traduzione dal greco)
I thrash metallers italiani Ancient Dome dopo un rendimento minimo che è venuto alla luce dalla Demo 2005 rilanciano più forte col primo full-length album intitolato “Human Key”. L’album sarebbe potuto facilmente uscire una decina di anni fa stando alla mentalità che anima il disco; testi e musica riportano ad anni fa.
Le composizioni non sono del tutto speciali né renderanno pazzi chiunque ascolti l’album, ma non si tratta di spazzatura.
La band dimostra di poter avere un potenziale miglioramento e poter scrivere qualcosa di più pesante e potente, si spera l’album possa avere presto un seguito.
Lato negativo è la produzione, il suono è sporco più di quanto dovrebbe esserlo, debole e poco profondo.
Liberi di ascoltare l’album giusto per curiosità e forse ricordando i vecchi tempi, ma non c’è realmente qualcosa di follemente interessante.


 

METAL EMPIRE

REVIEWER: Daniele Cristiano
RATE: 5/5

Cito dalla recensione del PromoCD apripista: “Come nei migliori pranzi, però, l’antipasto solo non basta: si aspetta impazienti (non è Pluralia Maiestatis, semplicemente non credo di essere il solo) tutta la portata. Quell’Human Key che si prospetta come un discone, a mio avviso.”…Ebbene, Human Key è uscito, edito dalla Punishment 18 Records (e distribuito da Andromeda Dischi) e le mie previsioni si sono rivelate giuste: gli Ancient Dome hanno tirato fuori un discone! Come scritto in altre sedi, la differenza ormai fra un buon disco Thrash ed uno da dimenticare, sta nella personalità che la band riesce a trasmettere con i propri pezzi: in un genere dove tutto è stato ormai detto, il segreto è riuscire a dare ai pezzi un tocco personale, in modo che il tuo sound non risulti troppo derivativo. Gli Ancient Dome riescono in pieno in questo compito, grazie alla vena creativa decisamente ispirata di Paul (al secolo Paolo Porro), chitarrista e cantante della band e, soprattutto, autore di liriche e musiche.
Niente introduzione o altro, Human Key va subito al sodo con Ancient Dome, col suo riffing incessante, la sua sezione ritmica incalzante e con la voce di Paul da subito tagliente. Delle sirene d’allarme introducono la seguente State of Regression, dove a farla da padrone è la varietà del drumming di Joe: un pezzo che sa molto di Metallica nel periodo d’oro. I nostri poi ci sorprendono cona suite in cinque atti, chiamata The Human Key Saga, decisamente la parte portante del disco. La brevissima intro The Defeat (meno di 30 secondi) porta a Tyrants, alla quale si susseguono nella storia la title-track, la strumentale Aeons e Fall of the Dominion. Esperimento questo che potrebbe Essere anche pretenzioso, ma che agli Ancient Dome riesce benissimo. Dopo la sfuriata incessante dell’inisio e della parte centrale dell’album, arriva la semi-ballad Cold September a dare un attimo di riposo: un pezzo che comunque risulta essere azzeccatissimo, molto Guns ‘n’ Roses, cantata da Cesare “Rad” Zanotti, dei Rad1. Infine, con la tripletta finale, gli Ancient Dome tornano a macinare, con un’unica accelerata che porta, da Lost Creature a Total Command, passando per Architect of Dreams, alla fine di un disco senza la minima sbavatura, praticamente senza difetti!
Prevedevo che sarebbe stato un gran disco questo Human Key, e gli Ancient Dome non hanno di certo cercato di smentirmi. Per tutti gli amanti del Thrash, c’è una nuova band che si catapulta immediatamente versoi più alti lidi dell’Underground italiano: a voi, gli Ancient Dome.

 


 

 

METALINSIDE

REVIEWER: Andrea “Thy Destroyer”
RATE: 6,5/10

Grazie all’attivissima Punishment 18 arrivano al debutto gli Ancient Dome con questo ottimo “Human Key”. Come molti si aspettano vedendo citato il nome della casa discografica, il quartetto in questione sprigiona dai propri strumenti un thrash metal di pregevole fattura. Pur non inventandosi nulla, gli Ancient Dome risultano molto freschi, forse grazie anche all’altissimo livello delle composizioni, che evidenzia in particolare un ottimo lavoro dei due chitarristi Ale e Paul (quest’ultimo si occupa anche del microfono). Gli spunti di interesse, comunque, provengono anche dalla sezione ritmica che, grazie al basso di Cuzzo e, soprattutto, alla batteria di Joe, avvolgono le canzoni in uno strato strumentale quasi impenetrabile.
La parte del leone, in questo album, è fatta dai cinque pezzi che compongono la “Human Key Saga”, veramente ispirata e debitrice allo speed metal di stampo americano (Overkill su tutti), e che riassume bene tutti i pregi e difetti del sound degli Ancient Dome: come già detto, i pregi stanno nella freschezza compositiva che, pur non proponendo nulla di nuovo, fa apprezzare moltissimo la musica dei quattro ragazzi. Il difetto essenziale sta nei suoni, piuttosto sbilanciati verso le chitarre ritmiche che, in certi frangenti, coprono addirittura gli assoli col loro muro di suono (“Ancient Dome” e “Lost Creature” ne sono un chiaro esempio).
Insomma, non un disco epocale, ma la cui unica presunzione è quella di far passare un po’ di tempo a fare un po’ di headbanging davanti allo stereo. Gli spunti per fare ottime cose, comunque, ci sono e aspettiamo conferme (o smentite) al traguardo delle prossime uscite discografiche del gruppo. Per adesso possiamo dire che la Punishment 18 ha fornito agli Ancient Dome un buon trampolino di lancio. Sta a loro sfruttarlo al meglio.

 


 

 

METAL ROCK MUSEUM

REVIEWER: Riki Shin
RATE: SV

Come se salissimo un’ideale scala a chiocciola, concludo un cerchio in ascesa partito dagli italiani Brain Dead, passando per l’Inghilterra dei Pitiful Reign e approdando a Saronno dagli Ancient Dome, band attiva dal 2000 e sostanzialmente più matura per affrontare l’avventura di un full length album. La band del Varesotto parte dal suono caro ai mostri sacri del thrash mondiale per riportane in vita i fasti e continuarne la gloriosa tradizione.
Nel far ciò, la formazione non disdegna di spingersi verso lidi più moderni, soprattutto nei suoni, grazie anche ad una produzione che introduce in maniera eccellente alla musica dei nostri e non ha nulla da invidiare alla gran parte delle pubblicazioni nord europee (come al solito, la sempre attiva Punishment 18). Il disco si articola in undici tracce e, cosa abbastanza tipica per un esordio, denota una certa eterogeneità compositiva, sicuramente dovuta ad una scrittura distribuita su diversi periodi di tempo. Ascolteremo, così, canzoni grezze e palesemente old school come ‘Ancient Dome’ e ‘Total Command’ (che ricorda molto ‘The Four Horsemen’), rispettivamente brano di apertura e di chiusura dell’album, come a formare un’ideale cornice alle diverse composizioni degli altri pezzi, dalle atmosfere ben più complesse e tenebrose, con influenze più anni 90. È il caso, per esempio, di ‘Lost Creature’ e ‘Architect of Dreams’, in cui gli Ancient Dome raggiungono livelli molto più alti e convincenti rispetto a molti dei loro contemporanei, rielaborando in maniera personale il sound dei vari Metallica, Megadeth e via dicendo. In altri casi invece il thrash bay area si mescola con elementi più classici, come il power (‘Human Key’) e l’hard rock (‘Cold September’), garantendo considerevoli variazioni ed evidenziando che lo stile della band non è poi così chiuso su se stesso, nonostante la chiarificante professione d’intenti del pezzo di apertura, da cui bisogna stare attenti a non essere fuorviati.
Sicuramente i meno esperti (o comunque meno informati) cadranno dalle nuvole scoprendo che gli Ancient Dome non sono figli dello zio Sam ma della Pianura Padana, vista la pronuncia tipica del miglior James Hetfield. Tirando le somme, un debutto più che positivo che si mantiene su buonissimi livelli e lascia anche spazio, soprattutto, a ulteriori miglioramenti futuri. Per tutti gli estimatori del thrash sarà una piacevole sorpresa.

 


 

METAL STORM

REVIEWER: Mad Mike
RATE: 2,5/5

If you’ve heard the California band Hexen, then Ancient Dome will be no new introduction to you. They tend to borrow from the same pool if influences, and they especially sound similar. Although Ancient Dome tends to borrow more from the Testament clothe than Hexen.
The musicianship is good; there are spots musically where the band borrows from Violence, even a nod here and there to Slayer. These guys aren’t bad, but I think I prefer Hexen if I had to choose between the two.

 


 

THE SHIP MAGAZINE

REVIEWER: Mystika
RATE: 55/100

Dopo tre demo e un esordio anomalo tramite live (Bustock, 2005), gli Ancient Dome, da Saronno, danno vita al loro primo studio album. Un album che non fa nulla per nascondere le ascendenze stilistiche dei quattro ragazzi lombardi: thrash metal, ma quel thrash grezzo, vecchio e bastardo che si regge su riffing essenziale di chitarra e vocalizzi secchi, in stile Destruction/Kreator. Gli Ancient Dome ci mettono entusiasmo e buona volontà, e questo traspare dalla genuinità dei brani proposti, che scorrono piacevolmente. Ma non basta a fare di Human Key un lavoro valido e forte abbastanza da reggere il confronto con il livello qualitativo sul quale si assestano ormai le produzioni di questo tipo. Contenuti e ispirazione ci sono, ma l’originalità manca completamente. Human Key è un inizio mediocre che lascia presagire un futuro migliore, a patto che i nostri si mettano seriamente a lavorare con l’intento di produrre un lavoro professionale e… personale.

 


 

THRASHMONGER

REVIEWER: Raymond Smith
RATE: SV

What do you think would happen if Laaz Rockit started playing like Exodus and Exodus started writing songs about a story that vaguely resembles the Quake video game series? The answer: you’d get Ancient Dome’s first full length effort “Human Key”, with all of it’s speedy thrash greatness with a hint of progression to it. “Human Key” is an oddity of sorts since it’s only partly a concept album (tracks two through six out of a total eleven). The songs that fall between said tracks are referred to as “The Human Key Saga” and are about the human races struggle with a cybernetic menace that is attempting to obliterate humanity. As a whole, “Human Key” is a pretty thrashin’ piece of metal! The vocalist tends to bounce back and forth from James Hetfield (post “…And Justice For All”) to Paul Baloff (pre-mortem) while the lead guitarist has been dinning on a steady diet of Gary Holt solos and Scott Sargeant riffs. Yep, pretty thrashin’ indeed. Nice debut Ancient Dome!

 


 

THRASH NEVER DIES

REVIEWER: QuickNick
RATE: 93/100

A brilliant Thrash album, that goes beyond the odd boundaries of Thrash Metal.
After a couple of demos, ANCIENT DOME have their first full-length out.. finally! “Human Key” comes up with 11 songs in total, of whom 5 tracks are subsumed as “The Human Key Saga”.
The opener “Ancient Dome” immediately shows one of the two dominating lines on that album – pure In-your-face-Thrash. Crushing riffs, harsh & mean vocals, cool soloing, gang shouts and a galloping rhythm section- all you can offer to satisfy a thrasher`s soul. “State of Regression” brings up the second AD trademark – Melodic Power. The track begins as a stomping mid-tempo Power-Thrasher with loads of suspension and varieties in the songstructure, then turns into a hunting Thrasher. “The Human Key Saga” starts with a mystic intro, but soon slips into “Tyrants”, a brilliant melodic power-song, again with great breaks, tempo- and rhythm-changes. The opening melodic solo and the hunting main lead round up, what the whole band created here – a great epic Power-Thrasher. Now the title-track “Human Key” follows to proof that this can still be raised, namely into nothing short of a melodic Power-Thrash-Epos! The song has too much ingredients to mention all – melody, style, instrumental skills, intelligent & passionate songwriting, riffs, speed, and what more – you name it! “Aeons” and “Fall of the Dominion”, two fine straight Power-Thrashers, finish the saga. Track 8 is the big surprise of the album – “Cold September”, a fuckin’ strong halfballad, with guest singer Cesare Zanotti, who`s singing like the forgotten son of Bruce Dickinson, who listened a lot to James Hetfield… Brilliant vocals and a fantastic song, in the best veins of Metallica`s ballads (without sounding like a clone). “Lost Creatures” and “Architect of Dreams” again offer AD`s fine arts – Power-Thrash with melody and great rhythmic variations. “Total Command” is closing the book as a Speedster with fine twinguitar work and some progressive touches.
That were 44 minutes of pure quality. ANCIENT DOME offer a wide range of musical skills, styles and ideas. The highlights of “Human Key” are the harsh, typical Thrash vocals by Paolo Porro, his elite songwriting (that gives AD a unique style), the convictive guitar work, the breaks (that always come natural) and the rhythm section, that is never up-front, but always driving the songs. The sound is rawer and heavier than on the pre-productions, what gives it an extra kick. Artwork and lyrics bring an interesting concept of human life in modern society and technology. Like musically, AD offer here intelligent and emotional class in their expression. A very refreshing variation in the whole new Thrash scene, which is dominated by plain poser-hunt lyrics, changeable cover artwork and pure retro-Thrash nowadays. “Human Key” is Thrash with class & balls, that breaks the borders of Thrash Metal. Period! Just to give Ancient Dome newbies a direction – Testament, Metallica, Overkill and Heathen made ground in the 80s, for what AD are celebrating in a unique and modern way on “Human Key”. With it`s loads of variations, the album should satisfy fans from most Metal genres.
Songs to check: Human Key, Ancient Dome, Cold September, Tyrants


 

UNDERGROUND ATTACK

REVIEWER: Marco Rocchi
RATE: 77/100

Dopo una lunga gavetta,tre demo un promo e una compilation i varesini Ancient Dome danno vita a questo Human Key che si presenta al timpano in modo piuttosto barbaro, come da lunga tradizione Thrash. Ben registrato, ben arrangiato, il songwriting è articolato e coerente, la presenza di due chitarre è sfruttata in maniera esemplare con risultati armonizzati degni dei più classici gruppi thrash ’80, con la sola pecca di ripetersi troppo sui riff nello scorrere delle tracce. Gli incastri ritmici sono impeccabili, anche se non troppo fantasiosi a dire il vero, voce e basso fanno a pieno il loro dovere. Un album quindi che rispetta a pieno i dettami dei grandi del Thrash, nelle cui tracce si respirano le atmosfere dei primi Metallica, Slayer, Antrhax, e del metal statunitense che conta.
Passando ai brani, la Title Track si fa notare per l’intro ottimamente orchestrato a livello armonico e per le numerose variazioni sul tema, altra traccia di spicco è “Cold September”, doverosa ballad che commistiona alcune sonorità dal sapore britannico con le più crude d’oltreoceano.
Human Key giungerà come una bella sorpresa per i nostalgici di un certo modo di fare musica, ma appoggiandosi così fortemente su delle fondamenta già da tempo consolidate, gli Ancient Dome non apportano nulla o quasi di nuovo, ma come già detto numerose volte parlando di loro, questo è quello che vogliono, thrash old school e nient’altro, o vi va bene così o non ascoltateli.